Moretti Contract

Case Studies  /  Headquarter Campari

Dati di Progetto

Dati di progetto:

Committente: Davide Campari Milano S.p.a.;

Luogo: Sesto San Giovanni (Mi);

Destinazione d’uso: Headquarter del gruppo;

Progetto architettonico: Arch. Mario Botta;

Progetto esecutivo: Moretti Contract;

Progetto e realizzazione struttura in legno lamellare: Moretti Interholz;

Progetto e realizzazione struttura prefabbricata in CA: Moretti Prefabbricati;

Dati tecnici:

Superficie totale costruita: m2 25.923;

Superficie totale uffici: m2 9.103;

Superficie totale lobby e gallery: m2 3.930;

Superficie totale parcheggi: m2 12.890;

Classe energetica dell’edificio: Classe B;

Tempo di realizzazione: 24 mesi;

La riqualificazione dell’ex-area Campari

La trasformazione urbana di Sesto San Giovanni passa anche da via Gramsci, nuovo Headquarter della Campari, che racchiude il significato profondo della trasformazione di Sesto, da città delle fabbriche a città del terziario avanzato.
Un piccolo tassello in una grande città in via di trasformazione. E’ questo il Programma Integrato di intervento, alla base della riqualificazione del tessuto urbanistico, edilizio e ambientale dell’area Campari.
Una trasformazione che ha suggellato un legame indelebile tra il famoso marchio e la città, aggiungendo una tappa significativa all’itinerario urbano che si snoda nella Città delle Fabbriche, una sorta di percorso culturale all’interno di un Museo territoriale capace di conservare la memoria, ridefinire l’identità della città e proiettarla verso un nuovo sviluppo economico e produttivo. Nell’area saranno insediate quindi funzioni di interesse pubblico di rilevanza sovracomunale, funzioni di terziario avanzato e funzioni abitative (compresa una quota di edilizia convenzionata nell’area dell’ex mensa), che garantiranno una straordinaria mixité sociale in linea con le più avanzate strategie di rigenerazione urbana diffuse in Europa.

Il progetto architettonico

L’intervento, realizzato dalla Moretti Contract, si staglia imponente con i suoi 38 metri di altezza su via Gramsci, in Sesto San Giovanni, e incastona un brano dello stabilimento storico quale piccola testimonianza del patrimonio archeologico industriale sestese.
L’antico corpo di fabbrica è chiuso sui fronti laterali da nuovi tamponamenti in cotto, nobilitati da due bassorilievi ideati da Mario Botta, evocativi delle icone disegnate da Depero per Campari. Botta attraverso il bassorilievo recupera la memoria storica dell’azienda e l’identità della comunità, lanciando un ponte ideale tra passato e futuro, tra campagne pubblicitarie del ’900 e architettura del nuovo headquarter.
L’edificio si colloca in posizione strategica, a breve distanza dalla linea del metro, in una strada di grande transito e contorna la minuta facciata in stile liberty dell’antica fabbrica, quasi un pass-partout dalla trama in laterizio. Il prospetto principale su via Gramsci mostra un forte carattere simbolico, presentandosi come una grande porta, che interrompe col proprio carattere monumentale.
Sul fronte di via Sacchetti, superata la monolitica soluzione d’angolo su via Gramsci, l’attacco a terra dell’edificio è alleggerito dalle trasparenze del vetro, per librare in aria i volumi sovrastanti carichi di materia e di colore, che suggellano il forte rapporto dell’opera architettonica col territorio. Il rosso dei mattoni, con cui si foderavano gli altiforni, è una nota cromatica molto diffusa nella città di Sesto e il recupero di questo peculiare carattere morfologico permette l’interazione tra l’architettura e il luogo, la sua storia, le sue tradizioni.
La corte interna, definita dall’intersezione ad “L” dei due grandi prismi rettangolari modellati in negativo da volumi trasparenti, è caratterizzata dalla copertura a prato del tetto della lobby che, con i suoi archi rampanti radicati nel terreno, segna l’andamento altimetrico del giardino degradante fino alla refletting pool. La sottile lamina d’acqua aggiunge note di leggerezza e trasparenza all’intorno.
L’architettura dell’headquarter interviene a modificare un equilibrio spaziale esistente in un nuovo equilibrio. Il parco privato di Villa Alta diventa in parte spazio verde attrezzato e pubblico; lo spazio produttivo industriale diventa spazio abitativo e di servizi; le costruzioni obsolete si rigenerano con nuove forme e nuove funzioni.

L'organizzazione degli spazi

Il progetto sviluppato dall’engineering della Moretti Contract si articola su un disegno che riorganizza e razionalizza la localizzazione degli uffici e l’intero ambito urbano, secondo la logica incrementale, peculiare di casa Campari, che sviluppa l’idea di generare nella città un segno forte capace di lavorare a diverse scale e in grado di soddisfare per lungo tempo le occorrenze derivanti dalla posizione prominente dell’azienda, leader nel mondo per il settore del beverage.
L’edificio privilegia lo sviluppo verticale in relazione alle dimensioni contenute del lotto e configura una volumetria monumentale occupata da 13 mila m² di uffici e da 8mila m² di parcheggi interrati, deputati ad ospitare 300 posti auto. E’ una parte di edificio sotterranea, realizzata con travi, pilastri e solai prefabbricati in calcestruzzo, la cui massa resta nascosta perseguendo l’obiettivo di ridurre il consumo di suolo, e trattare a verde tutte le aree a cielo aperto del lotto.
Al piano terra una fine opera di cesello incastona la palazzina storica nel volume compatto dei nuovi uffici, ne dilata la superficie inglobando la lobby, destinata ad ospitare eventi, e accoglie nell’art-gallery una passeggiata percorso tra le opere prodotte per Campari dai migliori artisti dello scorso secolo. Il piano terra prospiciente via Gramsci è dunque pensato come un piano di raccordo con Sesto, mentre il fronte laterale di via Sacchetti è destinato ai servizi e agli spazi di accoglienza dell’azienda. L’ingresso agli uffici non ha un tono celebrativo ma funzionale: consente l’accesso alla hall vetrata, invasa dalla luce e dominata dalla “sobria, durevole, contenuta eleganza” del bureau in legno di Rivadossi, che emana “bellezza e diffonde la dimensione pratica e poetica del vivere”.
Il primo piano accoglie per metà superficie uffici e nella restante parte ospita la palestra aziendale per le attività sportive dei dipendenti Campari e la caffetteria confinante con la gallery, in maniera da ampliare lo spazio a disposizione del bar in caso di eventi.
Percorrendo i differenti piani (nove fuori terra in tutto) si rivela la filosofia progettuale che si muove entro i confini chiari e precisi dei due solidi primari delimitanti l’isolato, all’interno dei quali opera per sottrazione di volumi, generando delle planimetrie molto varie, pur nel rispetto del modulo costruttivo 1.50x1.50. Da esso prendono forma i lunghi corridoi binati su cui si affacciano gli uffici, ”spine dorsali” dell’edificio, elementi ordinatori che rendono leggibile lo spazio. Dopo il terzo, che è un piano cerniera, gli uffici occupano per due piani lo spazio del ponte sospeso, chiuso da un tetto terrazza con giardino pensile. Il sesto piano è infatti un piano privato, a cui fanno seguito il settimo e ottavo piano occupati entrambi da uffici; in particolare l’ultimo piano accoglie il presidente, gli amministratori delegati e i loro collaboratori.

Architettura e cantiere

L’ ingegnerizzazione del cantiere, la gestione della complessità attraverso la semplicità, l’ostinata ricerca della qualità, l’uso della prefabbricazione, processo costruttivo strategico per rispettare i tempi di consegna e ridurre la costruzione in cantiere, sono segni d’appartenenza al proprio tempo e contemporaneamente mantenimento dei valori del passato voluti da Moretti per realizzare il cantiere.
Il modulo base (1.50x1.50) e la maglia strutturale (12x12) sono stati definiti attraverso la perfetta sinergia tra la progettazione architettonica e la Moretti Contract, facendo convergere molte tecniche ingegneristiche nel fare architettonico, in quell’agire creativo peculiare ancora dei cantieri concepiti come un tempo, con un controllo totale del manufatto e del suo farsi, rifuggendo dalla atomizzazione del sistema organizzativo in subappalti di difficile coordinamento. Una cultura radicata nella filosofia aziendale di Moretti Contract e del suo team, capace di raggiungere soluzioni efficaci basate sull’ingegnerizzazione del cantiere.

La scelta della prefabbricazione

Oggi la prefabbricazione ha raggiunto elevati standard e gli elementi prefabbricati rappresentano, sempre più, l’anima di molti progetti innovativi. Uno degli elementi che contraddistinguono la costruzione di quest’opera, è proprio l’utilizzo della prefabbricazione: costituita da nove piani fuori terra per un totale di circa 12.000 m2, da una lobby di circa 1.500 m2 e da un museo di circa 1.000 m2 collocato nella palazzina storica. Sono stati realizzati in prefabbricazione anche due piani interrati per un totale di circa 12.000 m2. Per i piani interrati si utilizzata una prefabbricazione di travi, pilastri e solai in calcestruzzo.
I piani fuori terra sono composti da una stecca di nove solai e da un corpo ponte che posto ortogonalmente scavalca la palazzina storica dell’edificio industriale esistente. Il corpo stecca è stato realizzato con una struttura mista acciaio e prefabbricato in c.a. Nello specifico i pilastri e le travi sono in acciaio e i solai in cemento armato prefabbricato. Questa soluzione ha permesso di contenere la dimensione delle colonne portanti e di poter realizzare travi con lo stesso spessore dei solai. L’utilizzo di solai in cemento ha permesso di avere una resistenza al fuoco di 120’ senza l’utilizzo di ulteriori protezioni e di avere una maggiore rigidità delle strutture e quindi un maggior comfort in termini di vibrazioni e di acustica. Il corpo a ponte è caratterizzato da due grandi travi reticolari lunghe 50 metri e alte 9 metri (due piani). Ognuna delle 2 travi pesa circa 130 tonnellate e appoggia su cuscinetti basculanti che contrastano le forze indotte dagli sbalzi termici. Siccome le travi potevano introdurre degli sforzi di torsione, sono state accostate ad un solaio di tipo scatolare che li contrasta. Per gli impalcati del corpo ponte si è optato per una prefabbricazione completamente in acciaio che ha permesso di mantenere leggera la struttura stessa.
Anche le facciate presentano una “doppia pelle” prefabbricata in vetro e cotto a vista, tramite l’utilizzo di tavelle che, oltre a definire un’identità estetica, hanno funzione frangisole e contribuiscono a migliorare la regolazione termica dell’intero edificio. Tutta la facciata è in prefabbricato e viene montata a moduli con un sistema di appoggio a terra altamente tecnologico, impiegando i più moderni strumenti laser.

La piazza coperta in legno lamellare

Al disotto del ponte sospeso un’ardita soluzione in legno lamellare recupera un altro elemento dell’idioma compositivo di Botta, l’arco rampante, che allarga lo spazio del museo aziendale con una superficie di oltre 1000 m², e proietta lo sguardo del visitatore sul verde del parco e sulle trasparenze della reflecting pool. La
fine opera di cesello che incastona la palazzina storica nel volume compatto dei nuovi uffici, ne dilata la superficie inglobando una lobby - una vera e propria piazza coperta - destinata ad ospitare eventi, e accoglie nell’art-gallery una passeggiata-percorso tra le opere prodotte per Campari dai migliori artisti dello scorso secolo.
La qualità delle sinergie interne alla Moretti Industria delle Costruzioni qui si è espressa in modo compiuto. La capacità progettuale degli uffici tecnici Moretti Interholz ha reso possibile realizzare un arco in legno lamellare dalla luce di 40metri, per garantire che i carichi trasmessi siano contenuti, le fondamenta ridotte, e la copertura leggera in grado di reggere comunque il sovraccarico del tetto verde, in continuità col giardino di Villa Alta.

La maglia strutturale

Uno degli elementi caratterizzanti a cui si sono dedicati i progettisti della Moretti Contract è stato il modulo base. L’impianto, infatti, prende forma dal modulo (1.50x1.50), nucleo primordiale ideato per dimensionare la cellula minima dell’ufficio della larghezza di 3 metri per una profondità costante di 4.50metri. Il modulo da 1.50 consente di dividere il corpo uffici su via Sacchetti – profondo 18 metri - in tre moduli da 6 metri, di cui quello centrale è occupato da scale e vani di servizio, mentre gli altri due moduli simmetrici ospitano gli uffici, che hanno larghezza variabile ma profondità standard di 4,50 metri, con corridoi da 1,50 metri. “Una maglia molto impegnativa per un edificio alto 50 metri, il cui utilizzo è stato possibile in seguito all’adozione di solai prefabbricati dello spessore di 40 cm e alla scelta - fondamentale dal punto di vista strutturale - di dimensionare i pilastri in maniera che portassero solo i carichi verticali, dovuti ai pesi propri e ai sovraccarichi, lasciando assorbire tutti i carichi orizzontali dovuti al vento e al sisma, dai vani scala gettati in opera, e in posizione baricentrica rispetto alla distribuzione delle masse”.
L’arditezza della maglia strutturale è stata quasi una scelta obbligata per rispondere alla richiesta base della Campari che esigeva massima flessibilità degli spazi di lavoro, da ottenere in tempi rapidissimi senza l’intervento in opere murarie e attraverso il semplice spostamento di pareti divisorie. Per raggiungere tale obiettivo era indispensabile progettare accuratamente il pavimento e il controsoffitto (che ha la funzione di mascherare tutti i sistemi di impianto), consentendo la perfetta efficienza funzionale della cellula lavorativa a partire dalla dimensione minima prevista di 1.50x3.00 metri. Il pavimento flottante, in pannelli 60x60 con anima in solfato di calcio e struttura controventata per supportare gli importanti carichi sia verticali che dinamici gravanti sul piano ha consentito di posizionare tutti gli impianti sotto il pavimento sopraelevato, facilitando ogni diverso alloggiamento delle pareti divisorie, riducendo i costi di prima istallazione e gli oneri operativi di manutenzione.
Il soffitto è stato realizzato mediante bande raster di 10 centimetri ciascuna, posizionate sul modulo di progettazione (corrispondente al montante della facciata) e con funzione portante. I pannelli presentano un sistema di finitura a lamelle che movimentano il soffitto, garantiscono la precisione dell’incastro, elevano la qualità estetica e offrono il vantaggio di celare i punti di giunzione tra i pannelli e tra questi e le bocchette di immissione e di ripresa dell’aria, nonché tra i pannelli e le lampade. Il sistema di insonorizzazione adottato evita la formazione di ponti acustici tra un modulo e l’altro (insonorizzazione richiesta di 40 decibel) e consente di posizionare le pareti divisorie secondo le indicazioni del management, fissando al pavimento e al controsoffitto i correnti in alluminio che assolvono funzione  portante.
Un sistema di controllo computerizzato permette la gestione autonoma delle unità di lavoro in base alle esigenze manifestate dai fruitori degli uffici, nel rispetto delle regole generali dettate da Campari. Il concetto dell’open space viene riproposto in chiave attuale, per abbattere le barriere della incomunicabilità, pur preservando la privacy. Gli spazi di lavoro sono stati progettati per assicurare condizioni di massima trasparenza e condivisione, per attivare relazioni sinergiche tra gruppi di lavoro e ottimizzare la qualità dei risultati raggiunti. Il livello di comfort degli ambienti di lavoro consente di ottenere elevate performance dal punto di vista lavorativo.

Il ponte sospeso

Moretti Contract è riuscita a concretizzare un’architettura tecnologica senza aderire alla moda high-tech. L’edificio è dotato di soluzioni altamente tecnologiche funzionali all’efficienza e alla flessibilità degli spazi.
Per salvaguardare il modulo sono state progettate due travi reticolari che reggono il ponte sospeso, messe a coltello sulla pilastrata alzata senza solai, e montate con due gru da 5000 e da 3000 quintali. Operazioni molto complicate che hanno dettato i principi organizzativi del cantiere e richiesto grande precisione e professionalità per montare l’edificio partendo dall’alto, gestendo lo spazio di manovra del cantiere all’interno dell’isolato e senza ponteggi. Il ponte in acciaio, con pareti di doppi vetri e sistemi frangisole in cotto, si leva 17 metri da terra con un’altezza di 9 metri, una profondità di 15 metri e una campata di 50 metri. Le due travi pesano circa 130 tonnellate e appoggiano su cuscinetti basculanti che contrastano le forze indotte dagli sbalzi termici; sono inoltre accostate ad un solaio di tipo scatolare per evitare di introdurre sforzi di torsione. Le torri angolari fortemente materiche reggono dunque il ponte, che va letto come metafora di unione tra il presente e il passato, tra la palazzina storica e il nuovo edificio, in una proiezione verso il futuro estrinsecata dall’uso dei materiali tecnologici.

Pareti ventilate in cotto

Nel realizzare il cantiere, Moretti Contract ha sperimentato, con successo, l’efficacia degli elementi  prefabbricati. La serialità degli elementi costruttivi, come le tavelle in cotto, può essere nobilitata da una sapiente tessitura e divenire una scelta formale che accompagna la conquista fisica dello spazio architettonico. L’edificio diventa elemento di richiamo perfettamente riconoscibile e facilmente identificabile nel continuum urbano. La cortina in cotto è alleggerita dagli inserti in vetro e la composizione dei pieni e dei vuoti delle facciate definisce il senso gerarchico degli spazi e i sistemi di relazione con l’intorno. Il sistema di rivestimento in cotto con le tavelle poste di piatto o leggermente inclinate a mo’ di frangisole, è una soluzione adottata per ridurre l’impatto delle grandi volumetrie con un particolare e accattivante gioco di rifrazioni. Si determina infatti una variazione continua del valore di superficie in ragione del ciclo solare, che si modifica naturalmente secondo le ore della giornata). Le facciate Focchi, utilizzate come sistema di finitura esterna sono a doppia pelle per migliorare il comfort luminoso e termico degli ambienti di lavoro. Presentano una prima pelle in ‘lame’ di cotto Palagio, disposte verticalmente e montate a secco, su una struttura in acciaio, e una seconda pelle interna interamente vetrata, rivestita con uno schermo per ridurre l’irraggiamento solare diretto.
La tipologia di facciata adottata ha consentito il montaggio dei moduli evitando l’uso di ponteggi esterni, sfruttando il vantaggio di una struttura realizzata con elementi prefabbricati di perfetta fattura che hanno permesso l’alloggiamento dei moduli, utilizzando i più moderni strumenti laser e un sistema di appoggio a terra altamente tecnologico. La pelle in cotto Palagio è un sistema innovativo, brevettato dai progettisti dell’azienda per rispondere alle esigenze formali e funzionali del progetto architettonico che richiedeva la realizzazione di tavelle larghe 40 centimetri e alte un metro e venti. E’ stato necessario progettare una apposita tecnologia produttiva che consentisse la realizzazione di tavelle in Terracotta di quelle dimensioni e garantisse le identiche caratteristiche prestazionali degli elementi già esistenti in commercio, ma di dimensioni più ridotte.

Distribuzione dell'energia

Nella realizzazione di questi uffici, Moretti Contract ha dedicato particolare cura alla progettazione e alla installazione degli impianti, un sorta di filo conduttore che lega il progetto architettonico alle esigenze della Campari attraverso la progettualità esecutiva e cantieristica degli uffici Moretti. Il sistema di climatizzazione prescelto è orientato all’ottimizzazione del comfort interno e alla flessibilità impiantistica, per assicurare elevati rendimenti energetici e conseguenti significative riduzioni di emissioni nocive nell’ambiente esterno. I gruppi termo frigoriferi consentono la produzione contemporanea di fluidi caldi (50°C) e freddi (7°C) in modo continuo per tutto l’anno, in funzione delle richieste dell’utenza. Peculiarità di questo sistema è lo sfruttamento dell’acqua di falda quale fonte di prelievo o dissipazione del calore. L’acqua viene prelevata da due pozzi mediante pompe, dotate di controllo della portata che varia proporzionalmente alla richiesta dell’impianto. L’acqua prelevata - a 30 m. sotto il piano campagna, ad una temperatura di circa 15°C - è utilizzata direttamente per il preraffreddamento dell’aria primaria immessa in ambiente e per dissipare il calore prodotto dai gruppi termofrigoriferi. Al termine del ciclo di sfruttamento, la re-immissione dell’acqua di pozzo in falda è realizzata con una temperatura di 21°C durante la fase di dissipazione del calore nel periodo estivo, e di 7°C durante la fase di prelievo di calore dalla falda acquifera nel periodo invernale. Durante il periodo di carico di punta estivo l’incremento di temperatura dell’acqua di pozzo, dal prelievo allo scarico, è limitato a un valore massimo di 6°C.
“E’ questo uno degli indici della sostenibilità dell’impianto. Con una differenza di temperatura molto contenuta tra la fase di prelievo e quella di immissione – sostengono i progettisti dello Studio Ariatta – si evita l’utilizzo di torri evaporative e di conseguenza si abbatte la produzione di anidride carbonica. L’installazione per entrambi i gruppi frigoriferi polivalenti di uno scambiatore di calore consente, inoltre, il recupero totale del calore di condensazione e permette il funzionamento dell’impianto, durante le medie stagioni, con un costo di produzione dell’energia termica praticamente nullo”. Tutti gli uffici e i locali del complesso Campari sono climatizzati attraverso un impianto di climatizzazione differente a seconda della destinazione d’uso del singolo locale. Negli ambienti fitness, lobby, gallery è previsto un impianto del tipo a tutt’aria, mentre uffici, sale riunioni e locali tecnici elettrici, ubicati a tutti i piani del fabbricato sono climatizzati da impianti con “fan-coils quattro tubi e aria primaria”, di tipo pensile, installati nell’intercapedine del controsoffitto. L’aria primaria, prima di essere immessa in ambiente, viene trattata da unità di trattamento dell’aria, con adeguata filtrazione, controllata termicamente, umidificata nel periodo invernale con acqua osmotizzata. Il funzionamento dell’unità è assicurato anche in caso di indisponibilità di acqua di pozzo: il raffreddamento dei condensatori frigoriferi sarà realizzato attraverso l’impiego di acqua di torre, depositata in tre torri evaporative, a circuito chiuso,  sul terrazzo di copertura del fabbricato. L’architettura del sistema impiantistico è completata dalle reti di distribuzione governate da gruppi elettropompa gemelli, uno di riserva all’altro, che curano la circolazione primaria dell’acqua refrigerata e calda e la circolazione secondaria dei fluidi termo vettori.